Resuscitare la nostalgia con Marco Pacchiana

Il regista che rimaneggia le immagini per tornare a “personalizzare” la nostalgia, l’impersonale protagonista dell’attuale mercato cinematografico internazionale

Nel parlare di intrattenimento, specialmente se audiovisivo, si ricorre spesso alla formula: “staccare il cervello”. Voglio un film che mi faccia staccare il cervello, una serie tv che mi distragga, un video su YouTube che occupi la mia attenzione per la durata del pasto, voglio insomma dimenticare quello che mi circonda nella vita di tutti giorni. La tendenza è evidente ed implacabile, la cultura slitta ogni anno di più verso l’escapismo impostoci da una realtà che cade a pezzi e ci lascia insoddisfatti. In questo contesto è solo naturale scadere nella retorica del “quanto si stava meglio prima”; questa traiettoria culturale è sotto gli occhi di chiunque: il ritorno nella moda di tendenze anni 80 e primi 2000, il ritorno sugli schermi di amati franchise a lungo lasciati nei cassetti degli studios, il rilancio di prodotti ed estetiche talvolta anche inspiegabilmente vetusti (come tornano di moda i vinili vengono riabilitate anche le barbie). Se tutti provano nostalgia per “il prima”, allora tutti cercano di rivivere le sensazioni di cui quelle memorie sono intrise: gli oggetti e i prodotti culturali legati ad esse diventano feticci e chi li produce si arricchisce svendendo al pubblico la fugace sensazione di essere tornato indietro anche solo per un istante.

La produzione da regista di Marco Pacchiana va assolutamente contestualizzata in questo momento storico: bergamasco, Pacchiana produce videoclip e cortometraggi accomunati tutti dalla massiccia dose di manipolazioni a cui le immagini sono sottoposte.

Laureato alla Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano, Pacchiana intraprende un percorso creativo che lo porti ad affinare uno stile personale, fatto di diverse suggestioni: dai documentari intimisti di Jonas Mekas alle sperimentazioni estreme di Harmony Korine, il background da cinefilo di Marco è facilmente rintracciabile all’interno dei suoi lavori.

Marco Pacchiana.

Vince nel 2023 il premio Best Music Video del Fellini Film Festival con ‘Attitudine – O la virtù degli uomini che piangono’, musicato dall’artista Million; l’anno dopo vince il premio Regista dell’Anno Under 25 dei Videoclip Italia Awards con ‘Me Monkey (Mi Manchi)’, brano del musicista berlinese Cioz.

Il più esemplificativo dei suoi lavori è proprio ‘Me Monkey’, video musicale che vede una giovane coppia vivere in un qualche remoto luogo immerso nella natura senza preoccuparsi dei propri comportamenti animaleschi; si leccano, annusano, si muovono proprio come scimmie, sembrano in tutto e per tutto accettarsi per come sono realmente, spogliati delle convenzioni sociali e dei comportamenti “umani”.

In questo senso, ‘Me Monkey’ esaspera quella ricerca del passato a cui si accennava qualche riga fa: rinnegare la modernità e le sue regole permette di ritrovarsi e di tornare a “tempi più semplici”.

Inevitabile non pensare all’estetica di ‘The Dreamers’, capolavoro del tardo Bertolucci, accuratamente levigata per catturare l’immagine di un passato cristallizzato, increspato dalla sua stessa immobilità, sintetico nel suo non essere più genuino come un tempo: il film, uscito nel 2003, ricrea con somma maestria le atmosfere francesi della Nouvelle Vague anni ’60, dei classici ‘Jules e Jim’ di Truffaut e ‘Bande à Part’ di Godard, rimaneggiati però in chiave nostalgica; ‘The Dreamers’ è un’imitazione neoclassica del ’60, conscia di esserlo e quindi pregna di tutta la malinconia di chi sa di essere arrivato a vivere “dopo la Rivoluzione” che non c’è stata.

‘Me Monkey’ ha quella stessa natura artificiale che ammicca ai ricordi, sempre troppo perfetti o troppo imprecisi, vagamente sanitizzati o totalmente confusi.

Ma la nostalgia nel lavoro di Marco Pacchiana ha radici ben più lontane: ‘Eis Ut’, corto del 2020, già affrontava i ricordi di petto, inserendo nel montaggio sia filmati familiari del regista da bambino, sia punteggiandolo di commenti audio di persone a lui care che ne descrivono l’indole, spesso sfociando nell’astratto (per me sei un pesce…).

Frame tratto dal video musicale di ‘Attitudine’, di Marco Pacchiana per Million.

L’insistenza sui filmati “d’archivio” e sull’estetica analogica sono quasi un manifesto per Pacchiana: i video amatoriali, visivamente disturbati dalla qualità dei nastri con cui sono stati ripresi, accompagnano tutti i suoi progetti, anche quando non compaiono direttamente. Li si può percepire come fiume carsico che scorre parallelo alle immagini, sono l’insieme delle esperienze e della persona che è Marco Pacchiana, la somma di tutto ciò che lo ha ispirato e formato.

Anche senza il look della videocassetta, ogni sua opera trasuda esperienza privata e richiama alla mente quel senso di lontananza che stringe il petto ogni volta che si annusa un profumo remoto, si assapora un sapore d’infanzia o si vede la casa in cui si è cresciuti: la nostalgia con cui si lotta tutta la vita, traendone ispirazione per, paradossalmente, andando avanti guardando indietro, ma senza mai fermarsi.

About Author /

Olmo Giovannini nasce a Modena nel 2002: fin dall'infanzia dimostra una forte passione per il cinema, attraverso la quale arriverà a scoprire anche tutte le altre arti; musica, letteratura, videogiochi e pittura non sono "solo" stimoli per la curiosità di Olmo, sono anche chiavi di lettura per meglio sapersi approcciare al cinema stesso. Attualmente studia storia e critica cinematografica a Bologna, lavorando contemporaneamente a progetti di divulgazione culturale, in particolare cineforum e rassegne sia a Modena che a Bologna e pubblicazioni fra cui interviste, articoli di critica e di informazione.

Start typing and press Enter to search