Nicoletta Romanazzi: la nostra intervista alla mental coach dei campioni

La forza per vincere va trovata dentro di noi

Nicoletta Romanazzi è una delle più affermate professioniste italiane nell’ambito del mental coaching. Segue clienti dai profili più svariati: imprenditori, professionisti e soprattutto atleti di fama internazionale, tra cui calciatori di serie A e campioni olimpici, come il velocista Marcell Jacobs o i karateki Luigi Busà e Viviana Bottaro.

Nicoletta Romanazzi e Marcell Jacobs.

Nel 2022 pubblica con Longanesi il suo libro ‘Entra in gioco con la testa. Come allenare i tuoi talenti e imparare dai tuoi limiti’, già alla settima ristampa. Non si tratta di un semplice manuale da leggere, concludere e riporre nella libreria, ma di un vero e proprio strumento che aiuta a riflettere e lavorare su sé stessi per poter prendere coscienza del proprio desiderio e della propria potenzialità. Un percorso che, come ci racconta Nicoletta, bisogna portare avanti con costanza ed esercizio. 

Lavorare su sé stessi, prendere coscienza del proprio desiderio e della propria potenzialità con il tempo diventa un meccanismo naturale oppure è sempre importante allenare la mente per mantenere i risultati raggiunti, un po’ come avviene con il corpo?

È sempre importante continuare ad allenare la mente. Questo perché la tendenza naturale è quella di rientrare nei vecchi schemi, che sono quelli che conosciamo meglio. Per costruire un nuovo mindset e imparare ad indirizzare la nostra mente verso soluzioni più utili è necessario un allenamento che va portato avanti nel tempo, fino a costruire nuove abitudini e nuovi automatismi. 

Partendo dalla tua esperienza personale, per intraprendere questa carriera hai dovuto lavorare in primis su te stessa? E in che cosa consiste esattamente il lavoro di mental coach?

Assolutamente sì, ho dovuto lavorare in primis su me stessa e non smetterò mai di farlo, perché penso che per diventare bravi nel mio lavoro sia necessario aver lavorato tanto su sé stessi: non possiamo insegnare niente a nessuno se non abbiamo lavorato prima su noi stessi.

Un mental coach aiuta le persone che segue a fare emergere il proprio potenziale, a gestire meglio le emozioni, a cambiare velocemente uno stato d’animo, a entrare nello stato della massima concentrazione quando si vuole.

Il mental coach lavora prevalentemente sul raggiungimento degli obiettivi, ci sono delle aree su cui non può intervenire perché non ha le competenze per farlo, come nel caso di patologie o disagi profondi che richiedono l’intervento di uno psicologo. 

Tu hai lavorato con molti atleti di fama internazionale, campioni dotati di un talento unico nelle loro discipline. Purtroppo non sempre si vince, gli imprevisti e le difficoltà sono sempre dietro l’angolo. Cosa si può imparare da una sconfitta per far sì che diventi un motivo propulsore e non un freno? Puoi portarci un esempio concreto relativo a uno dei casi che hai seguito?

Come ci insegna lo sport, se andiamo a guardare i più grandi atleti della storia sono sempre state più numerose le sconfitte che le vittorie nella loro carriera, perché è normale che sia così. Chiaramente una sconfitta può toglierti o una sconfitta può darti. Ti dà quando scegli di focalizzarti su che cosa devi ancora imparare, su cosa hai bisogno di allenare per raggiungere i tuoi obiettivi, allora quella sconfitta diventa uno strumento utilissimo per migliorare. Quindi quando arriva una sconfitta ti fermi e cerchi di capire se hai dato tutto te stesso e hai fatto tutto quello che potevi fare, se la risposta è sì allora vuol dire che i tuoi avversari sono stati più bravi di te, in questo caso da domani mattina lavori per colmare quel gap. Se la risposta è no, non hai fatto tutto quello che avresti potuto fare, allora l’indomani ti alleni e ti prepari per cercare di arrivare alla gara successiva pronto. Un caso emblematico è quello di Viviana Bottaro, atleta del Karatè Kata: un anno prima delle Olimpiadi ha avuto un incidente e si è rotta tibia e perone, frattura scomposta ed esposta, e ha dovuto subire diverse operazioni, rimpianti di pelle, l’impianto di due piastre di titanio. Ha passato un anno in fisioterapia e non sembrava possibile che potesse arrivare alle Olimpiadi successive, tant’è che quando è andata a chiedere ai suoi fisioterapisti se credevano che sarebbe potuta arrivare alla competizione, loro le hanno detto che la davano al 20%. A febbraio è stata rioperata per togliere la piastra di titanio, quindi ha dovuto ricominciare tutto da capo, un’altra volta. Ma è andata alle Olimpiadi e ha vinto la medaglia di bronzo. Quindi l’ha fatto scegliendo di guardare a tutto quello che le era successo in modo positivo, cercando di capire cosa poteva tirare fuori da quel tipo di esperienza invece che fermarsi e concentrarsi su quello che questa cosa le stava togliendo. Infatti ha scelto di portare tutte le emozioni di quell’anno difficile sul tatami emozionando pubblico e giuria.

Quali sono le strategie da adottare sotto pressione quando non ci sentiamo all’altezza di affrontare una sfida o un evento della vita?

La prima cosa da fare quando dobbiamo affrontare una sfida importante è fare mente locale su quelli che sono i nostri punti di forza e le nostre capacità, mentre di solito ci viene più naturale concentrarci su tutto quello che ci manca e quando cadiamo in questo pensiero creiamo uno stato d’animo negativo. Quindi quello che consiglio alle persone che seguo è proprio quello di focalizzarsi, nel momento della gara o quando devono affrontare qualsiasi sfida della vita, sui propri punti di forza e visualizzare quello che vogliamo che succeda invece di quello che ci fa paura.

Il nostro numero in cui è presente questa intervista è incentrato sul tema della GenZ. Tu conosci da vicino questa fascia d’età perché segui anche clienti giovani che ne fanno parte. Ti sei fatta un’idea dell’attitudine di questa generazione rispetto ad altre?

Innanzitutto rispetto alle precedenti è una generazione estremamente legata al mondo dei social. Spesso si dice che i ragazzi di oggi siano viziati e se una cosa non gli va bene fin da subito cambiano, da un lato è vero, ma io penso che questo venga un pochino frainteso, in realtà credo che i giovani siano oggi più in contatto con sé stessi, più capaci di ascoltare e vadano a cercare un proprio benessere personale prima che per esempio il successo o il denaro, verso cui c’è un’attenzione minore. 

Not Yet chiede spesso agli artisti con cui collabora se si sono sentiti, in alcuni casi, non supportati nel loro percorso. Cosa consiglieresti a un giovane che crede nel suo progetto ma si sente in questa condizione in cui le persone intorno non credono in lui o nel suo lavoro. 

Gli consiglierei di rimanere focalizzato sui propri sogni, soprattutto nei momenti di particolare difficoltà. Nei giovani di oggi io percepisco tanta fragilità e forse sarebbe importante imparare a farsi aiutare in questi casi, perché la forza e la voglia di raggiungere i risultati cui aspiriamo la dobbiamo trovare dentro di noi, a prescindere da quello che ci dicono gli altri. Io nella mia vita questo l’ho sperimentato perché avevo tutti contro quando ho deciso di intraprendere questa professione. La mia famiglia e tutte le persone intorno a me mi prendevano in giro perché vent’anni fa il mental coaching era considerato un non-lavoro. Anche entrare nel mondo dello sport professionistico da donna non è stato facile, ma io sono sempre rimasta costantemente focalizzata su quelli che erano i miei obiettivi, sono andata avanti ogni giorno impegnandomi tantissimo, e così facendo che le cose arrivano. Non bisogna cedere il proprio potere personale all’esterno. Imparare a trovare qualcosa in cui credere è molto potente.

Nel tuo lavoro avrai anche assistito a un cambiamento della mentalità per quanto riguarda l’approccio alla salute mentale.

Assolutamente sì e anche io sto cercando di contribuire il più possibile per un’apertura in questo senso perché secondo me è importante far capire quanto possa fare la differenza nella vita di una persona e far capire che è la cosa più naturale del mondo farsi aiutare anche da quel punto di vista. Proprio così come ci sembrerebbe naturale, se stessimo male, andare da un medico, o se abbiamo bisogno di lavorare sul nostro corpo andare da un preparatore atletico, deve sembrarci assolutamente normale e naturale scegliere di farsi supportare da un professionista per allenare la nostra mente, o farsi aiutare nei momenti di difficoltà dal punto di vista psicologico.

Nel tuo libro proponi una serie di esercizi da mettere in pratica nei momenti di pressione. Puoi proporcene uno che ritieni particolarmente efficace da condividere con i nostri lettori?

Quello che io amo di più quando si deve trattare una sfida importante e che aiuta tantissimo ad abbassare l’emotività e a trovare delle strategie utili è quello di fare una lista di tutte le cose negative che potrebbero succedere, interne ed esterne, ad esempio: mi sveglio quel giorno con il mal di pancia, piuttosto che “penso di non farcela”, oppure “l’autobus è in ritardo”, quindi qualsiasi situazione in cui potremmo trovarci e che sappiamo potrebbe metterci in difficoltà. Completata la lista si risponde a due domande: 

1) Che cosa potrei fare per peggiorare la situazione? Spesso quello che rispondiamo è la prima cosa che ci verrebbe in mente di fare ma che in realtà andrebbe a peggiorare la situazione. Quando la focalizzo sarà più semplice evitarla.

2) Che cosa invece scelgo di fare? Rispondere a questa domanda fa sì che io, con tutta calma, senza emotività – perché farò questo esercizio prima di quella gara, esame o riunione – mi studi una strategia efficace per gestire quella situazione nel caso si realizzasse.


Vi consigliamo di immergervi nella lettura del libro di Romanazzi per conoscere e sperimentare altri esercizi e di tenervi inoltre aggiornati sui canali social dove Nicoletta è molto attiva, spinta dalla passione per il suo lavoro e mossa dalla volontà di dare un suo contributo nel portare la giusta attenzione sull’importanza del lavoro mentale.

About Author /

Carlotta Barbari nasce a Modena nel febbraio 1996. Si laurea, nel 2018, in Lettere Moderne presso l'Università di Bologna e nel 2021 consegue la laurea magistrale in Italianistica. Ha una profonda passione per la letteratura, associata ad un’interesse per la psicanalisi e per le scienze linguistiche. In lei convive un’inclinazione personale e professionale volta alla ricerca di un contatto con le diversità culturali: prosegue dunque gli studi nell’ambito della glottodidattica e dell’insegnamento linguistico rivolto agli stranieri.

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