Art

Giorgio Tentolini: tridimensionalità nell’epoca del 2-D

Una delle cose che più si sta perdendo nell’odierno modo di consumare l’arte attraverso il digitale è la possibilità di “accarezzare” le opere, sempre “stirate” dagli schermi piatti, e di percepirne la tridimensionalità. Grumi di colore, protuberanze e superfici increspate da pennellate vorticose, garantiscono allo spettatore un’esperienza quasi tattile oltre che visiva.

Sempre in quest’epoca la ricerca estetica di Giorgio Tentolini, classe ’78, diviene di fondamentale importanza: esposto già dai primi anni 2000, il suo lavoro ha ottenuto importanti riconoscimenti sia in Italia che all’estero, da Berlino ed Amsterdam fino a New York e Miami, per poi venire consacrato con la partecipazione all’edizione in corso della Biennale di Venezia nel padiglione del Camerun.

Giorgio Tentolini.

Tentolini sceglie di lavorare con materiali fisici, spesso sovrapposti gli uni sugli altri: tulle, plastica e carte varie vanno a ricoprire fotografie creando contrasti fra lo spazio occupato e lo spazio vuoto; in questo modo l’artista guida gli occhi del pubblico nel creare immagini ben definite, somma di piccoli elementi separati.

‘Venere di Milo’, opera di Giorgio Tentolini in rete metallica, 140×70 (2023).
‘Bacchus’, opera di Giorgio Tentolini in rete metallica, 125×85 (2024).
‘Afrodite Accovacciata’, opera di Giorgio Tentolini in rete metallica, 160×80 (2023).

Di fatto, più che pensare al puntinismo di Signac e Seurat, mostre dai titoli rivelatori come ‘Ex Tempore’ (2016) o ‘La Profondità dell’Immagine’ (2014), rimandano ad un dialogo con il concetto stesso di pixel: la minuscola moltitudine che dà forma alla grande unicità, la riflessione di Tentolini pare voglia proprio riappropriarsi di quella fisicità che il pixel non ha mai potuto avere, donargli un corpo ed una qualità che lo attesti come reale e tridimensionale.

Locandina della mostra ‘Ex Tempore’, di Giorgio Tentolini.
Locandina della mostra ‘La Profondità dell’Immagine’, di Giorgio Tentolini.

Ma le considerazioni dell’autore sul mondo digitale si sono nel corso del tempo raffinate ed evolute ulteriormente: per quanto già nei primi cataloghi fosse possibile incontrare lavori di spicco costruiti sull’utilizzo di rete metallica sovrapposta a fotografie ed altri materiali, proprio le maglie di ferro diverranno negli anni il focus degli sforzi creativi di Tentolini.

Locandina della mostra ‘In Too Deep’, di Giorgio Tentolini.

In particolare nell’ultima esposizione del 2024 ‘In Too Deep’ si avvale della rete per parlare di web e Intelligenza Artificiale: ricalcando con essa immagini generate dall’IA dedite a rappresentare i canoni di bellezza classici – si va da archetipiche modelle a statue greche – non solo si sottolinea la natura “accalappiatrice” di internet, ma anche la prigionia impostaci dai nuovi irraggiungibili canoni estetici agognati dagli esseri umani però prodotti dalla distopica perfezione delle macchine.

Proprio come per le altre mostre, il titolo stesso rivela tutto quello che c’è da sapere sul fil rouge che collega i lavori: siamo “troppo dentro” ai filtri di bellezza social, allo sviluppo sregolato dell’IA, all’utilizzo sconsiderato dell’automazione fornitaci dalla rete.

Come già accennato prima, opere come quelle di Giorgio Tentolini andrebbero toccate: per quanto sia impossibile farlo, è la maestria dell’autore nell’organizzare l’immagine e nel dialogare col pubblico che ci consente di passare la mano sulle sue reti; rimanervi impigliati, sentirne la freddezza ed il tintinnio metallico dovrebbero essere campanelli d’allarme per un futuro che ormai è già qui e col quale dovremmo fare i conti. Perché per comprendere davvero le cose e quindi confrontarsi con esse, bisogna provarle sulla pelle, non in senso metaforico.

‘In Too Deep – algor. 1331462’, opera di Giorgio Tentolini in rete metallica, 95×95 (2023).
‘In Too Deep – algor. 661342’, opera di Giorgio Tentolini in rete metallica, 95×95 (2023).

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Olmo Giovannini nasce a Modena nel 2002: fin dall'infanzia dimostra una forte passione per il cinema, attraverso la quale arriverà a scoprire anche tutte le altre arti; musica, letteratura, videogiochi e pittura non sono "solo" stimoli per la curiosità di Olmo, sono anche chiavi di lettura per meglio sapersi approcciare al cinema stesso. Attualmente studia storia e critica cinematografica a Bologna, lavorando contemporaneamente a progetti di divulgazione culturale, in particolare cineforum e rassegne sia a Modena che a Bologna e pubblicazioni fra cui interviste, articoli di critica e di informazione.

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