Elias Nyegaard: occhi che guardano al mondo ricercando l’intimità di casa
Nei dipinti dell’artista norvegese il desiderio di prendersi spazio, dentro e fuori di noi
Elias Nyegaard nasce ad Oslo e come la maggior parte dei suoi coetanei utilizza i social media per comunicare, condividere momenti della giornata, riprendere i luoghi in cui trascorre il tempo libero, ma questo ventenne seppur così giovane è un artista con un bagaglio esperienziale profondamente variegato, alla sua età ha già infatti vissuto in diversi Paesi, e utilizza le piattaforme digitali per diffondere le opere che realizza. A quattordici anni lascia la casa, la scuola e tutta la dimensione in cui è cresciuto per seguire la sua famiglia in giro per il globo. Cambia frequentemente dimora, conosce diverse culture, e mentre cerca “il suo posto nel mondo”, si confronta con se stesso e prova a capire chi è e cosa vuole.
La sua è una storia di scoperta e crescita attraverso l’esperienza e il viaggio, potremmo dire che è una testimonianza di ‘Coming of age on the road’, decisamente meno sanguinosa, tragica e disperata di quella raccontata da Guadagnino nel suo ultimo film ‘Bones and All’, nella quale ritroviamo la stessa dinamica dell’imparare a conoscere chi si è e cosa si vuole spostandosi.

“Penso di aver sempre saputo, o almeno sentito il senso del mio scopo in questa vita. Non per dire che ho sempre saputo che cosa stavo facendo, ma solo una sorta di sensazione di ciò con cui voglio contribuire in questa vita”.
– Elias Nyegaard

Grande caratteristica della Gen Z, per questo definita dagli studiosi anche Homeless generation, è quella di non prospettare un futuro vincolato ad un unico luogo, ma piuttosto immaginarsi in un lungo percorso fatto di transizioni, cambi di lavoro e spesso anche di interessi, che presuppongono lo spostamento e la ridefinizione di quella che tradizionalmente chiamiamo “casa”.
Elias non ci dice se ha un posto in cui si sente realmente a casa, ad oggi però, dopo un’esperienza in Messico che l’ha profondamente segnato a livello umano e artistico, sostiene che l’America Latina sia la dimensione a cui sente di appartenere maggiormente.
Il che può sembrare paradossale, considerando la distanza geografica e culturale di quest’ultima rispetto alla Norvegia, sua terra d’origine.
In Messico, più precisamente a Tequisquiapan, ha vissuto tre mesi in una residenza per artisti, dove ha avuto occasione di sperimentare, di confrontarsi con se stesso e con altri creativi, di imparare, di esprimersi liberamente attraverso la sua arte e proprio qui ha infine deciso di trasferirsi.


Ma la sua spinta creativa ha radici ben più lontane; inizia molto giovane a dipingere, grazie anche all’ influenza del nonno artista, e mentre cresce e si definisce in quanto essere umano, lo fa anche in quanto artista. Inizia raffigurando occhi, li disegna ovunque, dai quaderni di scuola alle braccia, quasi a simulare dei tatuaggi.
“Ricordo una volta in cui avevo un compito in classe di matematica. Anche se normalmente ero abbastanza bravo a scuola, questa verifica non stava andando bene. Così, negli ultimi minuti prima di consegnarlo, ho fatto un piccolo disegno di un occhio nell’angolo superiore del foglio. Infatti ho pensato che invece che torturarmi perché non sapevo le risposte, volevo ricordare a me stesso che in fondo sapevo che risolvere quelle equazioni non era lo scopo per cui sono qui. E non era quello che mi avrebbe portato alle risposte che sto cercando in questa vita”.
– Elias Nyegaard


Quando lascia la Norvegia, i suoi interessi cambiano, abbandona progressivamente l’ossessione artistica per gli occhi e si dedica alla realizzazione di ritratti completi, raffigura le persone che incontra, quelle della sua famiglia e molto spesso sua sorella.
“In quel periodo, dopo il grande viaggio intorno al mondo, avevo 14 anni e avevo iniziato a trovare la mia strada nell’arte e nella mia espressione personale. Facevo molti disegni a carboncino, passando lentamente dal fare solo gli occhi fino ai ritratti completi. Ritratti di persone che avevo incontrato in giro per il mondo, ma anche di familiari e amici. In realtà la persona che ha fatto più da modella per me è mia sorella. Non le piaceva farlo e a volte si arrabbiava con me per questo. Ma poi, nel giro di pochi secondi, entrava pienamente in modalità modella e mi regalava le espressioni più pure e autentiche che nemmeno molte modelle professioniste sono in grado di fare. E questo è esattamente ciò che cerco con i miei lavori, ottenere quell’espressione reale, quasi accattivante”.
– Elias Nyegaard
Elias sperimenta con tecniche differenti ma il mezzo principale tramite cui si esprime è la pittura ad olio che utilizza su tele di grandi dimensioni che preferisce perché lo mettono nella condizione di lavorare sia fisicamente che mentalmente in maniera intensa.
Il suo pensiero artistico non si limitata alle tele che realizza, la sua intenzione è infatti quella di creare una dimensione libera, fluida, priva di confini limitanti, in cui è inclusa qualsiasi tipologia di espressione e pratica artistica.
Uno spazio fatto di collaborazione, di scambio di immaginari, conoscenze e punti di vista non delimitato da quattro mura ma che in qualche modo ha anche le sembianze di restituire le sensazioni che comunemente attribuiamo all’idea di “casa”.

“Attualmente mi sto concentrando sulla creazione di contenuti, sulla realizzazione di servizi fotografici con le modelle, sulla scrittura di testi per il mio prossimo progetto, abbracciando finalmente gli altri lati della mia inclinazione artistica, in cui sono inclusi cortometraggi e poesia. Non solo per dare vita alle mie visioni, ma anche per collaborare con altri artisti e persone visionarie che incontro sul mio cammino. A volte lavorare in questo spazio creativo può diventare solitario e tendiamo a chiuderci nei nostri piccoli mondi, per cui sono un grande sostenitore dell’espandere e dell’invitare persone in quel mondo. Perché se c’è qualcosa che ho imparato in questi anni è che tutto è in continuo movimento e meno si è esitanti a seguire il cambiamento più sarà possibile seguire il flusso e sperimentare il successo”.
– Elias Nyegaard

